Viaggio negli States – prima parte

lunedì 30 luglio 2012

Ciao a tutti,

stavolta non vi annoio con la cronaca dettagliata del mio viaggio, (ci metterei 3 anni! ) ma vi do alcuni consigli se volete andare negli USA a breve e vi racconto qualche storiella che mi è capitata. E dal momento che mi è stato fatto un appunto da quel pignolo di mio marito per l’eccessiva lunghezza dei miei ultimi post, stavolta ho deciso di dividere in due parti l’articolo.

L’itinerario del viaggio di quest’anno (il nostro quarto viaggio negli USA in 4 anni!) ha toccato 3 Stati (Texas, Hawaii e California), abbiamo fatto 2 voli intecontinentali (Firenze-Amsterdam-Houston e San Francisco-Parigi-Firenze) oltre a 3 voli interni (Houston-Phoenix-Kona, Kona-Honolulu, Honolulu-Los Angeles), abbiamo visto un sacco di bei posti, tanti animali e bei paesaggi, oltre ad aver anche girato diversi hotel e negozi nelle 3 settimane di permanenza.

Texas

Ci è piaciuto moltissimo il Texas! O almeno quello che abbiamo visto! Siamo stati solo a Houston, anche perchè avventurarsi nei dintorni con il caldo che c’era non ci sembrava un’ottima idea.

La base della NASA, che ci tenevamo molto a visitare, è stata una delusione, (decisamente meglio Cape Canaveral!) ma in compenso abbiamo visitato anche un paesino sulla costa un pò turistico ma molto molto carino, Kemah, dove c’è un fantastico parco giochi sul lungomare con ristoranti e negozietti. Ed abbiamo divorato un secchio (nel vero senso della parola) di granchi da Crab Shack, una catena di ristoranti in cui la specialità sono, come dice il nome stesso, proprio i granchi…

Ci siamo ripromessi comunque di tornare in un altro periodo dell’anno per vedere almeno un rodeo, visto che a giugno non li facevano a causa del forte caldo.

Hawaii

Chi sa quanto sono innamorata di queste isole, non immaginerà mai cosa sto per scrivere: ebbene sì, stavolta è stata una mezza delusione! E non perchè ormai abbiamo visto tutto e ci ha annoiato il posto, anzi, ma perchè stavolta non abbiamo vissuto molto la vera atmosfera hawaiana!

Big Island è un’isola ancora molto selvaggia, ma questo non giustifica la disorganizzazione! Oltretutto tra le attività principali dell’isola c’è il turismo, per cui… In effetti, anche se questa è l’isola più grande di tutte le Hawaii, ci sono ben poche cose da fare o da vedere: la zona dei vulcani è la vera attrazione dell’isola e merita certamente una visita. Nessun biglietto da pagare per l’ingresso al parco nazionale, ma solo un ticket per la macchina di una decina di dollari, molto economico, ma come vi dicevo prima, la disorganizzazione la fa da padrona, per cui munitevi prima di partire dall’hotel di panini, tramezzini e qualsiasi altro genere di conforto, perchè appena uscite dai pochissimi paesini che si incontrano sulla strada, non troverete niente per chilometri e chilometri… Anche dentro il parco del vulcano, le uniche cose commestibili che si possono comprare al negozio sono dei sacchetti di noci macadamia (e noi avevamo portato dall’hotel proprio quelle, visto che pensavamo di mangiare un panino una volta arrivati: nella zona più turistica di tutta l’isola vuoi che non ti vendano neanche un panino, magari a peso d’oro? No, anzi, se qualcuno vuole aprire con me un bar da quelle parti e fare i soldi a palate, mi faccia sapere!).

Altra cosa per la quale è famosa l’isola sono le piantagioni, in particolare quelle di caffè, il famoso (almeno per loro…) Kona Coffee che noi però non abbiamo visitato perchè non ne abbiamo trovate lungo la strada.

Sono molto frequenti, soprattutto in primavera, le cascate, ma spesso per vederle c’è da pagare un biglietto e non sempre vale la pena: infatti se siete appassionati di cascate vi conviene andare a Maui e farvi la strada per Hana, saranno anche oltre 600 fra ponti e tornanti, ma ci sono decine di cascate sia visibili dalla strada che da percorsi da fare a piedi nella foresta. A Big Island pare che l’unica cascata decente e gratuita sia a Hilo, la Rainbow Falls. Noi abbiamo pagato per vederne un’altra, ma non era speciale, la cosa più bella era il giardino botanico in cui abbiamo fatto interessanti incontri: chi di voi non vorrebbe un geco come quello nella foto sulla finestra di casa sua???

Ci sono anche tante spiagge sull’isola, alcune di sabbia nera a causa del vulcano (è lava sgretolata!!) ma la maggior parte sono inaccessibili se non dal mare o facendo lunghi tratti a piedi e soprattutto è impossibile fare il bagno perchè il mare è sempre molto mosso! Su quest’isola infatti c’erano solo pochi coraggiosi surfisti e qualche bagnante incoscente… In compenso, proprio in una di queste spiagge abbiamo incontrato le prime tartarughe giganti di questo viaggio: ce n’erano ben 3, grandi oltre 1 metro ciascuna e facevano il bagno dentro una pozza d’acqua fra gli scogli creata probabilmente dalla bassa marea. Mentre la più grande delle 3 si avvicinava a noi, gli abbiamo scattato qualche foto: ve ne faccio vedere una da cui potete capire le dimensioni (considerate che porto il 37 di scarpe…).

L’isola di Oahu invece è più “civilizzata”, ma non sempre ben organizzata: ci siamo stati per una settimana ed abbiamo potuto fare snorkeling solo l’ultimo giorno e per appena mezz’ora!! E noi avevamo noleggiato le maschere per l’intera settimana perchè il commesso di Snorkel’s Bob ci aveva segnalato una decina di spiagge dove fare snorkeling: un pò per il mare mosso, un pò perchè non c’erano pesci, un pò perchè quando arrivavamo era sera tardi ed erano già chiuse, siamo arrivati al giorno prima di partire e non avevamo ancora visto un pesce! Poi, presi dallo sconforto siamo tornati per la sesta volta (e dico 6 ) ad Hanauma Bay e finalmente siamo riusciti a vederne qualcuno! E non solo… Abbiamo nuotato con 2 enormi targarughe che non erano per niente intimorite dalla nostra presenza, per cui si sono fatte tranquillamente fare un servizio fotografico completo di video (che pubblicherò a breve nella sezione Video)! Poi però quando siamo tornati a riva il sole era già tramontato dietro una collina e ci siamo dovuti asciugare all’ombra, che meno male non faceva freddo…

Tappa d’obbligo il Polinesian Cultural Center, dove di giorno è possibile assistere a rappresentazioni della usanze locali e delle isole del Pacifico della durata di circa mezz’ora ciascuna (non perdetevi quella dove fanno vedere come si fa il latte di cocco, è divertentissima!), mentre la sera, dopo aver mangiato nel lu’au (tipico buffet hawaiano con canti e balli che viene fatto fino al calar del sole), potrete assistere ad uno spettacolo davvero emozionante, ovvero una specie di musical in cui raccontano la storia della vita, infatti si chiama “Breath of Life”. Alla fine devo ammettere che ci eravamo anche un pò commossi!

La sera spesso la passavamo a girare i negozietti turistici di Waikiki (la spiaggia di Honolulu, proprio davanti a dove avevamo l’hotel), dove con 10 dollari ti puoi portare a casa un kit di 4 smaltini O.P.I. quasi impossibili da trovare in Italia! E’ stato lì che ho deciso di fare la pausa dalla ricostruzione e… comprare 2 kit O.P.I., uno del 2010 ed uno appena uscito, di cui poi vi parlerò.

Riguardo al tempo, ho visto più arcobaleni in 10 giorni alle Hawaii che in tutto il resto della mia vita…  Bello? Beh insomma, se sapete come si formano capirete anche che abbiamo preso tanta acqua oltre che tanto sole!!In effetti il simbolo dello Stato delle Hawaii sulle targhe delle auto è proprio l’arcobaleno.

E comunque alla fine abbiamo capito che non tutte le Hawaii sono come Maui, dove abbiamo davvero lasciato il cuore!

California

La California è uno Stato che a me piace molto, anche se è così eterogeneo che non sembra neanche far parte degli USA.

Los Angeles è meno confusionaria di quanto si pensi (a parte la zona intorno a Hollywood, dove c’è sempre una marea di gente a piedi e in macchina) ed ogni volta che ci torniamo ci meravigliamo di quante cose ci siano da vedere… Ad esempio quest’anno abbiamo fatto il tour degli Warner Studios, che però è stata un’altra delusione! Pensavo che sarebbe stato molto meglio (tutto merito della guida appassionata solo di Batman…), per fortuna abbiamo visto un paio di location carine, tipo dove hanno girato il video Party Rock degli LMFAO oppure la chiesa e la scuola di Pretty Little Liars, o ancora il punto dove c’è stato il famoso bacio a testa in giù in Spiderman II. Per il resto, i 50 dollari spesi a testa per il tour sono stati soldi buttati: molto meglio vedere (aggratis) la casa di American Horror Story, una fantastica villa in vendita in un quartiere tranquillo di Hollywood (se vi interessa con qualche milione di dollari diventa vostra!! Fantasmi permettendo…).

Quest’anno avevamo deciso di fare in macchina la strada costiera che collega Los Angeles a San Francisco. E’ stato molto divertente, anche se non ci saremmo mai aspettati di trovare un paesaggio così: dimenticate le spiagge alla Baywatch (quelle sono solo a Los Angeles!) e immaginate delle spiagge piuttosto rocciose, con delle scogliere a picco sul mare ed ogni tanto un piazzale da cui vedere centinaia di otarie giganti ammassate su un pezzetto di sabbia. Sembrava di essere in Norvegia ed anche la temperatura non proprio tropicale contribuiva a creare un’atmosfera da Nord Europa. Hanno poi allietato il nostro viaggio una serie di incontri con dei simpatici scoiattoli golosi che nella foto vedete mentre tentavano di entrare in macchina quando stavo prendendo delle caramelle alla frutta: sì, lo so che non bisogna dare da mangiare agli animali selvatici, ma vi assicuro che non erano tanto selvatici, anzi a me sembravano anche troppo addomesticati, avevo paura che da un momento all’altro mi saltassero addosso come facevano i miei vecchi scoiattolini giapponesi…

Dopo 4 anni siamo tornati a Monterey e l’abbiamo trovata sempre uguale: carina, tranquilla e tanto turistica con il suo “fisherman’s warf” dove fra un ristorante e l’altro potrete ammirare pellicani e foche mentre mangiate la classica “clam chowder” (zuppa di vongole e patate tipica della zona) o un ancor più classico granchio al vapore. Io mi trasferirei lì solo per poter mangiare queste squisitezze!! Infatti mi sono già organizzata ed a casa ho comprato tutto l’occorrente per la clam chowder, se viene bene pubblico la ricetta, altrimenti il prossimo anno torno lì a mangiarla!!

Arrivati poi nella Silicon Valley abbiamo avuto l’ennesima delusione (soprattutto mio marito, io me l’aspettavo…): volete vedere le sedi delle società che hanno fatto la storia degli ultimi 20 anni? Non potete. Apple, Google, Microsoft, Ebay, Facebook, ecc. sono tutte blindatissime e spesso la vigilanza ti guarda male anche se fai la foto all’insegna dalla strada!! Le uniche cose che è possibile fare sono:

  1. fare un giro (rigorosamente a piedi) nel parco di Google e farsi fotografare appoggiato ad una delle famose bici colorate.
  2. entrare nell’Apple Store di Infinite Loop (la sede di Apple si chiama così) e comprare gadget introvabili altrove, come le magliette con varie scritte tipo: “I visited the Apple campus, but that’s all I’m allowed to say.” oppure altre con la mela.

Per il resto, a meno che non siate amici o parenti di un dipendente che vi fa entrare con il suo badge, potete anche passare oltre perchè per voi le porte saranno sempre chiuse. Noi ci abbiamo perso una giornata (che è stata di monito per il futuro…) e spero che chi ci andrà non farà altrettanto.

Per fortuna dopo meno di 2 ore eravamo nel nostro hotel a San Francisco, città che comunque avevamo già visitato 2 volte, per cui stavolta abbiamo deciso di spostarci in macchina per vedere la famosa Napa Valley, una “Toscana” in California con le sue dolci colline ed i suoi vigneti. Dopo essere passati da Berkeley ed aver visto Sausalito (entrambi posti che non vale la pena visitare perchè non c’è praticamente niente) siamo andati proprio a Napa, dove per caso siamo capitati nel bel mezzo di una classica fiera americana, tipo quelle dei film, con le bancarelle nelle strade (a proposito, avevate mai visto delle ciliegie gialle? Io no e non potevo lasciarle lì, le ho provate e vi dico che sono buonissime, quasi meglio di quelle rosse!) e i palchi nelle piazze in cui gruppi di “ragazzi con i capelli grigi” cantavano canzoni country. E’ proprio vero, le cose a sorpresa sono le più belle. Però un minimo di programmazione ci vuole sempre.

A San Francisco, la mattina prima di ripartire per l’Italia, siamo stati al Japanese Tea Garden, una specie di giardinetto zen molto carino, tranquillo ma non economico (7 dollari di ingresso mi sono sembrati esagerati, anche se avevamo uno scoiattolo come guida…).

Auto

Negli States attenzione alle strade: senza un buon GPS che ti dice non solo quando girare ma anche le corsie su cui stare è praticamente impossibile guidare!

In particolare a Big Island bisogna avere gli occhi ovunque, soprattutto perchè lì i poliziotti sono un pò esaltati: pensate che ci hanno fermato con aria minacciosa perchè avevamo sbagliato corsia ad un incrocio! Manco avessimo rapinato una banca!! Forse, essendo l’isola un pò “selvaggia”, non hanno mai visto qualcuno che commette una vera infrazione al codice della strada (li avrei portati a Los Angeles, dove le autostrade sono a 12 corsie ed i poliziotti stanno attenti alle cose serie…).

Per quanto riguarda le auto a noleggio, le abbiamo prenotate dall’Italia tramite un sito internazionale con la Dollar Rent A Car. Purtroppo non ci siamo trovati bene con questa compagnia e la sconsigliamo vivamente. Noi personalmente non la utilizzeremo più perchè, anche se sembra che i prezzi siano più bassi di tutte le altre, alla fine ti ritrovi sempre con auto di valore inferiore: la stessa auto che per le altre compagnie è una mid-size ad esempio per loro è una full-size, ma quando prenoti tu questo non lo sai, per cui paghi per una full-size e lì ti ritrovi con un mid-catorcio. Senza contare che abbiamo pagato 2 volte alcune tasse (ora vediamo se riusciamo ad ottenere il rimborso almeno parziale) e che ti chiedono ti pagare in anticipo la benzina così quando restituisci la macchina non devi rifare il pieno, ma tutto il carburante che resta dentro al serbatoio alla riconsegna non te lo rimborsano.

Voli

Nonostante le ore di volo fossero molte anche stavolta, non abbiamo avuto problemi, anzi, sarà stata l’abitudine ma abbiamo recuperato il fuso orario al nostro ritorno in Italia in poco più di 24 ore (per me che non riesco a dormire sull’aereo è una gran cosa!).

Non abbiamo volato con compagnie low cost perchè comprando il volo con qualche mese in anticipo si spuntano prezzi vantaggiosi anche su quelle di bandiera e così abbiamo fatto.

 

Anche stavolta a dispetto di quanto ho detto all’inizio ho scritto un poema… Sarò sicuramente ripresa nuovamente per questo… Adesso però come promesso vi lascio, con la speranza che siate arrivati fino in fondo e che non vi siate addormentati prima.

La prossima volta vi parlerò degli hotel e vi darò dei consigli su dove fare i vostri acquisti, e sarà un articolo molto divertente, per cui stay tuned!!

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